Laura Pausini a Milano: un concerto enorme, tra potenza e qualche eccesso

Ci sono concerti nei quali il pubblico va per ascoltare un artista. E poi ci sono quelli nei quali il pubblico diventa parte dello spettacolo. Il concerto di Laura Pausini all’Unipol Forum di Assago, nella prima delle tre date milanesi del 4 ottobre, appartiene decisamente alla seconda categoria.

Quasi tre ore di musica, una scaletta costruita per attraversare oltre trent’anni di carriera, medley, cover, cambi d’abito, visual, luci e una quantità di momenti pensati per mantenere costantemente alta l’attenzione. L’Io Canto / Yo Canto World Tour è uno spettacolo enorme, nel senso più letterale del termine. E proprio per questo non sempre riesce a essere perfettamente equilibrato.

Una scaletta che vuole contenere tutto

Il problema principale dello show è anche il suo punto di forza: Laura Pausini ha moltissimo materiale da proporre e sembra non voler rinunciare a quasi nulla.

La soluzione scelta è quella dei medley. “Ascolta il tuo cuore”, “Benedetta passione” e “Il primo passo sulla luna” vengono accorpate, così come accade con il blocco rock, quello latino e quello pop. Più avanti arrivano “La solitudine”, “Strani amori” e “Incancellabile”, prima della chiusura.

È una strategia comprensibile per un’artista con un repertorio così esteso, ma presenta un inevitabile rovescio della medaglia: alcune canzoni che meriterebbero di respirare vengono sacrificate alla necessità di farne entrare molte altre.

La scaletta, però, è tutt’altro che prevedibile. Accanto ai grandi successi trovano spazio le canzoni di Io Canto 2, da “Quanno chiove” a “Hai scelto me”, passando per “16 marzo” e altri omaggi al repertorio italiano.

Quando la macchina dello show lascia spazio a Laura

Sul piano visivo, Pausini non si risparmia.

La produzione costruisce un ambiente scenico imponente, accompagnato da visual, laser, luci, effetti e numerosi cambi d’abito. La regia di Luca Tommassini contribuisce a trasformare il palco in uno spazio continuamente diverso, quasi una fortezza che cambia aspetto insieme alle canzoni.

Tutto è curato e spettacolare, ma proprio qui emerge una delle poche riserve sul concerto: in alcuni passaggi la produzione sembra voler dimostrare quanto è grande lo spettacolo più che accompagnare la canzone.

Non è un difetto particolarmente grave, perché il pubblico sembra accettare e anzi cercare questa dimensione, ma i momenti migliori della serata sono spesso quelli nei quali la macchina si fa da parte.

Quando rimangono la voce di Pausini, una canzone e migliaia di persone che la cantano, non serve molto altro.

Il pubblico è il vero secondo protagonista

È impossibile parlare del concerto senza parlare del pubblico.

“Tra te e il mare”, “Vivimi”, “Invece no”, “La solitudine”: in diversi momenti l’Unipol Forum sembra cantare insieme a Laura, trasformando il concerto in qualcosa che assomiglia più a una gigantesca esperienza collettiva che a una semplice esibizione.

È probabilmente questa la qualità più difficile da replicare dello show di Pausini. La cantante non deve convincere il pubblico a partecipare: il pubblico conosce già le canzoni, le parole, le pause e perfino i momenti nei quali prendere il controllo del ritornello.

E Pausini sa assecondarlo.

Loredana Bertè e l’imprevisto diventano spettacolo

Tra i momenti più attesi della serata c’è Loredana Bertè, salita sul palco per “Non sono una signora”. Un incontro che funziona non soltanto per il valore simbolico delle due artiste, ma perché porta sul palco un’energia diversa dal resto dello spettacolo.

Ed è proprio durante questo momento che arriva l’imprevisto.

Un problema al gobbo elettronico interrompe la normale prosecuzione del concerto. Pausini, invece di trasformare l’incidente in un momento di tensione, decide di gestirlo a modo suo: parla, scherza, coinvolge il pubblico e prende tempo mentre i tecnici lavorano.

Per oltre dieci minuti il concerto cambia completamente forma. Niente effetti, niente scaletta, niente copione: solo Laura Pausini e il pubblico. E paradossalmente è uno dei momenti più riusciti della serata.

Perché dimostra che, dietro la grande produzione, c’è ancora un’artista capace di reggere un palco anche quando tutto quello che dovrebbe aiutarla smette improvvisamente di funzionare.

La recensione: promossa, ma senza sconti

L’Io Canto / Yo Canto World Tour è uno spettacolo che punta dichiaratamente alla grandezza e la raggiunge. La voce di Pausini resta il centro dello show, il repertorio garantisce una successione quasi ininterrotta di momenti riconoscibili e il rapporto con il pubblico è probabilmente il vero valore aggiunto.

Ma proprio la volontà di offrire tutto porta con sé qualche eccesso. Troppi medley, troppi cambi di registro e una produzione visiva talvolta fin troppo presente rischiano di rendere alcuni passaggi meno incisivi di quanto potrebbero essere.

Quando invece Pausini si ferma, parla, improvvisa o lascia che sia una canzone conosciuta da tutti a riempire il palazzetto, lo spettacolo acquista una forza diversa.

È lì che si capisce perché, dopo più di trent’anni, Laura Pausini continui a funzionare così bene dal vivo.

Non soltanto perché canta bene le sue canzoni. Ma perché riesce ancora a far sentire chi è davanti al palco parte della storia.

Un concerto imponente, coinvolgente e tecnicamente solido. Non perfetto, forse persino troppo pieno, ma capace di ricordare una cosa fondamentale: quando Laura Pausini canta e il pubblico risponde, la macchina dello show può anche fermarsi. La musica, invece, no.