X Factor 2026, ai Bootcamp si fa sul serio: Gabbani gioca l’X Pass per Giacomo Calò

Dopo tre puntate dedicate alle Auditions, X Factor 2026 entra finalmente nella sua fase più selettiva. Il primo Bootcamp, andato in onda giovedì 1 ottobre, cambia completamente il clima dell’Allianz Cloud: non bastano più tre sì per conquistare il passaggio alla fase successiva. Da questo momento serve l’unanimità dei quattro giudici, Francesco Gabbani, Irama, Jake La Furia e Paola Iezzi.
A guidare ancora una volta la serata c’è Giorgia, mentre al tavolo dei giudici iniziano a comparire le prime vere divisioni. La carta verde significa continuare verso le Last Call, quella rossa fermarsi. E quando il verdetto sembra ormai scritto, resta una sola possibilità per ribaltarlo: l’X Pass, uno a disposizione di ciascun giudice.
La prima puntata dei Bootcamp consegna così 13 concorrenti alle Last Call, mentre per altri dieci il percorso si interrompe. A cambiare definitivamente gli equilibri è proprio Gabbani, che decide di utilizzare il suo X Pass su Giacomo Calò, protagonista di una delle performance più intense della serata.
Il nuovo meccanismo mette subito in difficoltà i concorrenti
La differenza rispetto alle Auditions si percepisce fin dalle prime esibizioni. I giudici non sembrano più interessati soltanto a capire se un concorrente abbia delle qualità, ma cercano qualcosa che possa trasformarsi in una vera identità artistica.
Il concetto di emotività torna continuamente durante la serata. Voce, tecnica e presenza scenica rimangono importanti, ma non sono più sufficienti se manca una connessione con il brano.
E proprio questo criterio produce alcuni dei verdetti più sorprendenti della puntata.
Chiara Giannella, la prima grande delusione
Ad aprire il Bootcamp è Chiara Giannella, insegnante di canto che alle Auditions aveva conquistato tutti e quattro i giudici.
La scelta cade su “Million Reasons” di Lady Gaga, ma l’esibizione non riesce a confermare quanto mostrato nella prima fase. La tecnica rimane evidente, ma l’interpretazione appare meno spontanea e soprattutto non riesce a trasmettere quella componente emotiva richiesta dalla giuria.
Il verdetto è netto: quattro carte rosse.
Pagella Frequenza Italiana: 5,5
Una voce preparata, ma questa volta troppo concentrata sull’esecuzione e poco sul racconto.
Davide De Luca, il talento che non basta
Uno dei verdetti più discussi arriva con Davide De Luca. Dopo aver portato alle Auditions “Virtual Insanity” dei Jamiroquai, il cantante decide di presentare un proprio inedito, “Amsterdam”.
Il brano mette in evidenza il suo universo musicale, tra funk e R&B, ma non convince tre giudici su quattro. Solo Gabbani decide di dargli fiducia.
Il tentativo di Francesco di convincere i colleghi non va a buon fine e Davide deve abbandonare la competizione.
Pagella Frequenza Italiana: 7
Una proposta interessante e con una direzione precisa. Forse, però, il pezzo non riesce ancora a trasformare il talento in una performance davvero memorabile.
I Neyja trovano la formula giusta
La band torinese Neyja torna sul palco dopo che, alle Auditions, Irama aveva chiesto loro di mostrare una maggiore componente melodica.
La risposta arriva con “Gimme All Your Love” degli Alabama Shakes. Una scelta azzeccata, perché permette al gruppo di mantenere la propria energia senza sacrificare la parte vocale.
Questa volta non ci sono dubbi: quattro carte verdi e accesso alle Last Call.
Pagella Frequenza Italiana: 8
Finalmente più equilibrati tra energia, voce e identità. Una delle band che ha saputo crescere tra una fase e l’altra.
Angelo Caianiello porta sul palco una storia personale
Angelo Caianiello, in arte Angelo DT1, decide di rischiare con il proprio inedito “Ma nun vir?!”.
Il rapper napoletano racconta nel brano un momento particolarmente doloroso della sua vita, trasformando il lutto in una richiesta di attenzione verso le persone che abbiamo accanto.
La performance convince, anche se Irama inizialmente sceglie la carta rossa. La discussione al tavolo porta però a una nuova votazione e Angelo riesce a conquistare il quarto sì.
Pagella Frequenza Italiana: 8
Qui l’inedito funziona perché non sembra costruito per il programma: ha un’urgenza precisa e una storia da raccontare.
Iana Maria Bomc non trova la risposta giusta
Dopo essere stata invitata durante le Auditions a mostrare maggiormente la propria personalità, Iana Maria Bomc sceglie di presentare un inedito, “Sono io”.
L’idea è corretta, ma il risultato non convince. Il brano non riesce a lasciare un segno e nemmeno l’interpretazione permette alla concorrente di fare quel salto che i giudici si aspettavano.
Arrivano quattro no.
Pagella Frequenza Italiana: 5
Una scelta coerente nelle intenzioni, ma non abbastanza incisiva per una fase in cui ogni dettaglio può decidere il percorso.
Lorena Luca trova finalmente la sua dimensione
Lorena Luca prova a mostrare un lato più fragile rispetto alla concorrente sicura di sé vista alle Auditions.
Con “Scars to Your Beautiful” di Alessia Cara arriva anche una standing ovation. Il cambiamento viene riconosciuto dai giudici, che questa volta vedono una maggiore consapevolezza artistica.
Irama sottolinea però la necessità di unire l’emotività al controllo vocale.
Alla fine arrivano quattro carte verdi.
Pagella Frequenza Italiana: 7,5
Una performance sincera, forse non ancora completamente personale, ma sufficiente per dimostrare che Lorena ha qualcosa da aggiungere al proprio percorso.
Maria Sara Costanzo, questa volta il verdetto è unanime
Dopo la discussa reinterpretazione di “Amandoti” alle Auditions, Maria Sara Costanzo torna con un nuovo arrangiamento, questa volta di “Cosa mi manchi a fare” di Calcutta.
La concorrente conferma la volontà di modificare profondamente i brani che interpreta, ma il risultato non convince nessuno dei quattro giudici. Il percorso termina con quattro no.
Pagella Frequenza Italiana: 5,5
L’idea di reinterpretare è interessante, ma in questo caso la personalizzazione finisce per allontanare il brano dalla sua forza originale senza sostituirla con una nuova direzione altrettanto convincente.
Vito Damiano, l’inedito divide ma passa
Uno dei momenti più interessanti della puntata è quello di Vito Damiano.
Il giovane calabrese porta “Pensami”, un inedito che si muove nel territorio del pop italiano più tradizionale. Jake La Furia è l’unico a votare no, proprio perché non si riconosce in quel tipo di proposta.
La discussione con gli altri giudici, però, porta al ribaltamento del verdetto: quattro carte verdi.
È anche uno dei momenti in cui emerge una differenza di visione tra Jake e Irama sul futuro commerciale di un certo tipo di pop italiano.
Pagella Frequenza Italiana: 8
Il brano non inventa un genere nuovo, ma Vito lo interpreta con una naturalezza che rende credibile la sua proposta.
Stefano Camuffo, una bocciatura che lascia l’amaro
Stefano Camuffo affronta una prova tutt’altro che semplice: “Cambiare” di Alex Baroni.
Tecnicamente la performance è solida e anche il pubblico reagisce positivamente. Il problema, secondo la maggioranza della giuria, è la distanza emotiva.
Irama è l’unico a scegliere il sì. Gabbani, Jake e Paola vedono invece un interprete ancora troppo concentrato sulla precisione e non abbastanza sul coinvolgimento.
Stefano viene quindi eliminato.
Pagella Frequenza Italiana: 7
Una delle eliminazioni più difficili da digerire della puntata. La tecnica c’è, la voce anche: manca ancora quel dettaglio interpretativo capace di trasformare una buona prova in una grande prova.
Angela Cotterle non riesce a ripetere la sorpresa delle Auditions
Dopo il curioso ingresso alle Auditions, Angela Cotterle torna senza la chitarra e sceglie “Hotel California” degli Eagles.
La voce è presente, ma l’esibizione non produce lo stesso effetto della prima volta. Gabbani e Jake votano sì, mentre Paola e Irama scelgono il no.
Non arriva l’unanimità e Angela viene eliminata.
Pagella Frequenza Italiana: 6
Una buona esecuzione, ma senza quel guizzo che aveva reso la sua prima apparizione così particolare.
Veronica Bruganelli conferma di essere tra le voci più solide
Con “You Stole the Show” di Sienna Spiro, Veronica Bruganelli riesce a fare esattamente ciò che serve ai Bootcamp: mantenere la propria identità e contemporaneamente alzare il livello.
Il suo timbro emerge immediatamente e la performance convince tutti i giudici.
Quattro carte verdi.
Pagella Frequenza Italiana: 8,5
Voce riconoscibile, controllo e personalità. Una delle prove più complete della serata.
Klem e Napoli Sotterranea, il coraggio non basta
Uno degli esperimenti più ambiziosi della puntata arriva con Klem e Napoli Sotterranea.
Il trio costruisce un mash-up che mette insieme “Bad Guy” di Billie Eilish, il “Dies Irae” del Requiem di Mozart e “Napule è” di Pino Daniele, accompagnando il tutto con una coreografia molto intensa.
Il progetto è sicuramente fuori dagli schemi, ma divide la giuria. Alla prima votazione soltanto Gabbani dà il via libera. Paola cambia successivamente idea, mentre Irama e Jake rimangono contrari.
Il gruppo viene eliminato.
Pagella Frequenza Italiana: 7,5
Forse una delle proposte più originali della serata. Non perfetta, ma abbastanza riconoscibile da lasciare il segno.
Teo Bok cambia registro
Matteo Marcus Bok, conosciuto come Teo Bok, sceglie “Moves Like Jagger” dei Maroon 5.
L’obiettivo è mostrare un lato più libero e dinamico rispetto alla precedente Audition. Il risultato è efficace: vocalmente preciso e più sciolto sul palco.
I quattro giudici non hanno dubbi e arrivano quattro carte verdi.
Pagella Frequenza Italiana: 7,5
Una prova più centrata rispetto alla prima apparizione. Teo dimostra di saper uscire dal personaggio e lavorare sulla propria presenza.
Nicola Trois convince anche dopo il confronto
Nicola Trois sceglie “Wicked Game” di Chris Isaak, una canzone che mette inevitabilmente al centro timbro e interpretazione.
Il problema è proprio il confronto con l’originale: la somiglianza vocale con Isaak è evidente. Jake e Irama inizialmente votano no, ma dopo la discussione cambiano idea.
Nicola conquista così il passaggio alle Last Call.
Pagella Frequenza Italiana: 7,5
Timbro molto riconoscibile, forse fin troppo legato all’immaginario dell’originale. Ma il talento è evidente.
Alice Fregoso, eleganza senza forzature
Dopo aver stupito alle Auditions, Alice Fregoso torna al pianoforte con “La leva calcistica della classe ’68” di Francesco De Gregori.
La scelta è meno spettacolare rispetto a quella della fase precedente, ma proprio per questo permette di capire meglio il suo potenziale interpretativo.
Alice canta senza cercare effetti inutili e ottiene quattro carte verdi.
Pagella Frequenza Italiana: 8,5
Una delle esibizioni più mature della serata. Personalità e misura, senza bisogno di strafare.
Mad-Dog, ancora una volta energia pura
I Mad-Dog confermano il buon momento con “Take Me Out” dei Franz Ferdinand.
Il gruppo mantiene quella combinazione tra energia, compattezza e divertimento che aveva già funzionato alle Auditions. Il frontman si distingue ancora una volta per presenza e personalità.
Quattro carte verdi.
Pagella Frequenza Italiana: 8
Una band che sembra avere già trovato il proprio linguaggio. Ora bisognerà capire se riuscirà a sorprenderci ancora.
Benedetta Stigi perde la magia dell’inedito
Dopo aver convinto con “Filippo”, Benedetta Stigi sceglie “I Pomeriggi” di Giorgio Poi.
Il problema è che la cover non riesce a raccontare la stessa artista vista alle Auditions. Anche la giuria avverte questa distanza e il verdetto è unanime: quattro no.
Pagella Frequenza Italiana: 5,5
Il talento non sembra essere sparito, ma la scelta del brano non l’ha aiutata a valorizzarlo.
Giacomo Calò firma il momento della serata
Poi arriva il momento destinato a diventare il simbolo del primo Bootcamp.
Giacomo Calò sceglie “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini, una delle canzoni più difficili da affrontare per qualsiasi interprete.
La scelta potrebbe sembrare un azzardo, ma Giacomo la trasforma in una performance intensa e potente. Il pubblico reagisce con una standing ovation e anche i giudici si alzano.
Arrivano quattro carte verdi, ma Gabbani decide che non gli basta.
Il giudice utilizza il suo primo X Pass, assicurandosi Giacomo nella propria squadra delle Last Call.
Pagella Frequenza Italiana: 9
La prova più completa della serata. Giacomo dimostra di poter affrontare un classico senza limitarsi a replicarlo.
Giorgia Cappelletti continua a sorprendere
Giorgia Cappelletti, che aveva già conquistato l’attenzione del pubblico alle Auditions, sceglie “Iron Sky” di Paolo Nutini.
La performance mette in evidenza un timbro particolare e una buona capacità interpretativa. La giuria decide senza esitazioni: quattro verdi.
Pagella Frequenza Italiana: 8
Una voce che merita attenzione. Giorgia non cerca scorciatoie e costruisce la propria identità attraverso il timbro.
Rawstrings, passaggio con il brivido
I Rawstrings arrivano al Bootcamp con la necessità di dimostrare di essere cresciuti rispetto alle Auditions.
La loro versione di “Kiwi” di Harry Styles convince tre giudici, ma Gabbani inizialmente resta fermo sul no. Il problema, secondo lui, è la mancanza di amalgama tra i componenti.
Dopo una lunga discussione arriva però una nuova votazione e Gabbani cambia posizione. La band passa alle Last Call.
Pagella Frequenza Italiana: 7
Non impeccabili, ma capaci di reagire alla pressione. Il passaggio è meritato soprattutto per il margine di crescita.
Miryam Belfiore cambia completamente pelle
Dopo la performance teatrale delle Auditions, Miryam Belfiore prova a sorprendere con “Quando” di Pino Daniele.
Il cambio di registro è evidente, ma questa volta manca l’impatto. Irama è inizialmente l’unico a votare verde; alla seconda votazione Paola e Jake confermano il no.
Miryam viene eliminata.
Pagella Frequenza Italiana: 6,5
La capacità vocale c’è, ma questa prova non riesce a far capire quale direzione artistica voglia realmente seguire.
Hey, Darling!: il cambio di registro non funziona
Le Hey, Darling! affrontano una delle scelte più rischiose della serata: “The Real Slim Shady” di Eminem.
La loro energia rock non riesce però a integrarsi con il rap del brano. La giuria è compatta nel giudizio negativo e arrivano quattro carte rosse.
Pagella Frequenza Italiana: 5
Una scelta troppo difficile da gestire senza trovare una chiave davvero personale. Il risultato rimane lontano dalla freschezza mostrata alle Auditions.
Patrizia Napolano chiude con una standing ovation
A chiudere il primo Bootcamp è Patrizia Napolano, che affronta “Golden Slumbers” dei Beatles nella versione di Jennifer Hudson.
È il modo migliore per terminare la serata: voce, intensità e presenza scenica si incontrano in una prova che convince pubblico e giudici.
Il verdetto è unanime: quattro carte verdi. Patrizia è alle Last Call.
Pagella Frequenza Italiana: 9
Una chiusura di grande livello. Patrizia dimostra di avere non soltanto una voce potente, ma anche la capacità di darle una direzione.
Il bilancio del primo Bootcamp
Il primo Bootcamp ha cambiato il volto di X Factor 2026. Se le Auditions avevano lasciato spazio alla scoperta e all’incoraggiamento, questa volta la giuria ha iniziato a chiedere qualcosa di più concreto: personalità, emotività e soprattutto una direzione artistica riconoscibile.
Sono 13 i concorrenti che accedono alle Last Call. Tra loro spiccano Veronica Bruganelli, Alice Fregoso, Patrizia Napolano, Giorgia Cappelletti, Mad-Dog e naturalmente Giacomo Calò, che può contare anche sull’X Pass di Francesco Gabbani.
Il verdetto più sorprendente resta però quello di Giacomo: Gabbani è stato il primo giudice a giocarsi il proprio jolly e ora il giovane talento è ufficialmente legato alla sua squadra.
La competizione entra dunque nel vivo. E dopo una serata in cui anche i nomi più convincenti hanno rischiato l’eliminazione, le Last Call promettono di essere ancora più imprevedibili.