Marco Masini ritrova la voce e se stesso

A poco più di un anno e mezzo da 10 Amori, Marco Masini torna con Perfetto Imperfetto, un lavoro che appare fin da subito più centrato e convincente rispetto al precedente capitolo discografico. Non si tratta tanto di un cambio radicale di direzione musicale, quanto piuttosto di una ritrovata compattezza artistica, che mette al centro le due qualità che hanno sempre definito il cantautore fiorentino: la scrittura emotiva e un’interpretazione vocale intensa.

Se c’è un elemento che colpisce immediatamente nell’ascolto dell’album è proprio la voce di Masini. Negli ultimi anni il cantautore aveva già mostrato segnali di ritrovata energia, ma qui la sensazione è ancora più evidente: il timbro resta graffiato e riconoscibile, ma acquista una solidità che ricorda da vicino l’interpretazione degli anni Novanta. Le recenti esibizioni, compresa quella sanremese, hanno confermato questa impressione, restituendo un artista che sembra aver ritrovato pienamente il proprio equilibrio interpretativo.

Il disco si muove all’interno dei territori emotivi più familiari alla scrittura di Masini: amore, perdita, nostalgia e consapevolezza. Temi che il cantautore affronta da sempre con una sensibilità malinconica ma lucida, e che in questo progetto trovano una dimensione più matura, quasi riflessiva.

L’apertura con Perfetto introduce subito questo clima emotivo: il brano racconta una felicità sfiorata e mai davvero trattenuta, mescolando ricordi personali e immagini quotidiane in un racconto che oscilla tra nostalgia e rimpianto. È una partenza che prepara il terreno per il resto dell’album, costruito su una continua tensione tra passato e presente.

Tra i momenti più significativi del disco c’è senza dubbio E poi ti ho visto cadere, il primo singolo. Qui Masini racconta la fine di un amore da un punto di vista poco romantico e molto umano: quello di chi sceglie di andare via ma resta comunque testimone del dolore dell’altro. La metafora della caduta diventa così il simbolo di una separazione inevitabile, uno dei temi ricorrenti dell’intero lavoro.

Un altro punto centrale dell’album è Male necessario, il brano portato al Festival di Sanremo. Il pezzo riflette sull’idea che alcune ferite siano inevitabili per crescere, trasformando il dolore in esperienza e consapevolezza. È una delle tracce più dirette del disco, capace di condensare in pochi minuti uno dei concetti chiave del progetto: accettare l’imperfezione come parte integrante della vita.

Non mancano momenti più narrativi e simbolici, come Gotham City, che utilizza la metafora urbana per raccontare un mondo confuso e alienante, o Lolita come stai?, una delle tracce più contemporanee dell’album, in cui Masini osserva la fragilità e le incertezze di una generazione più giovane. Allo stesso tempo il disco conserva lo spazio per le ballad più classiche della sua tradizione cantautorale: brani come Di più o Bianco ghiaccio riportano l’ascoltatore dentro quella dimensione emotiva intensa e malinconica che ha sempre caratterizzato il repertorio dell’artista.

Tra i momenti più riusciti del disco spicca anche E la vita accade, una delle canzoni più poetiche del progetto. Il brano riflette sulla vita come qualcosa che semplicemente succede, indipendentemente dai nostri piani. L’unica possibilità è viverla e accettarne le contraddizioni, trovando senso negli incontri e nelle emozioni che attraversano il nostro percorso.

La chiusura con Imperfetto riporta tutto al punto di partenza. Il brano si presenta quasi come una dichiarazione di poetica: la consapevolezza che errori, paure e fragilità fanno parte di ciò che siamo. Non c’è la ricerca di una perfezione impossibile, ma l’accettazione di una condizione umana inevitabilmente incompleta.

Nel complesso Perfetto Imperfetto è un lavoro solido e coerente, probabilmente uno dei capitoli più convincenti della produzione recente di Masini. Rispetto a 10 Amori il disco appare più ispirato sia dal punto di vista della scrittura sia da quello interpretativo, con testi che ritrovano una profondità narrativa e una voce che sembra aver recuperato tutta la sua forza espressiva.

L’unica piccola riserva riguarda forse il livello di sperimentazione. Negli ultimi tempi Masini ha raccontato spesso di aver riscoperto il piacere di collaborare con artisti di generazioni diverse e di mettersi in gioco con nuove sonorità. Questa apertura si intravede nel disco, ma resta in parte contenuta: alcune soluzioni funzionano, ma non sorprendono quanto potrebbero.

Resta comunque un dato evidente: la scrittura di Masini continua a mantenere una forza rara nel panorama della canzone italiana, capace di raccontare emozioni universali senza perdere autenticità. E il ritorno in vetta alle classifiche dopo molti anni, definito dallo stesso artista un “miracolo”, appare in realtà come il naturale riconoscimento di una carriera che continua a trovare nuove ragioni per essere ascoltata.