Irama a San Siro: la notte in cui ha smesso di essere una promessa

Ci sono concerti che celebrano un traguardo e altri che certificano una realtà. Quello andato in scena ieri sera a San Siro appartiene decisamente alla seconda categoria.

Perché Irama non è arrivato nel tempio della musica italiana per dimostrare di poter fare uno stadio. È salito su quel palco per confermare qualcosa che il suo pubblico aveva già capito da tempo: la sua crescita non è stata frutto di una stagione fortunata, ma il risultato di un percorso costruito passo dopo passo, disco dopo disco, canzone dopo canzone.

La sensazione è stata chiara fin dall’inizio. L’apertura dall’alto dello stadio, con una versione intima di “Tu no”, non è stata soltanto un effetto scenico ben riuscito. È sembrata quasi una dichiarazione d’intenti: prima il contatto con il pubblico, poi lo spettacolo. E da quel momento il concerto ha trovato subito il proprio equilibrio.

Uno degli aspetti più riusciti della serata è stata proprio la costruzione dello show. Due ore abbondanti che scorrono senza mai dare l’impressione di essere troppo lunghe o dispersive. Un’alternanza intelligente tra momenti più introspettivi e sezioni pensate per far esplodere San Siro, con una scaletta che racconta tutte le anime di Irama senza mai perdere coerenza.

Le hit estive come “Mediterranea”, “Arrogante” e “Nera” hanno trasformato lo stadio in una gigantesca festa collettiva. Ma è nelle ballad che il cantautore continua a mostrare il suo lato più forte. Brani come “Lentamente”, “Ali”, “La ragazza con il cuore di latta”, “Ovunque sarai” e “La genesi del tuo colore” hanno ricordato perché il suo repertorio riesca a creare un legame così profondo con il pubblico.

E poi c’è stata la voce.

Spesso si parla di scenografie, ospiti e numeri quando si racconta uno stadio. Ieri sera, invece, uno dei protagonisti assoluti è stato proprio Irama cantante. Una prestazione vocale di altissimo livello, probabilmente una delle migliori viste negli ultimi anni da parte dell’artista. Potenza, controllo, intensità e capacità interpretativa sono rimaste costanti per tutta la durata del live, senza cedimenti e senza la necessità di nascondersi dietro produzioni invadenti.

La sensazione era quella di un artista completamente a proprio agio, consapevole dei propri mezzi e finalmente libero di godersi il momento.

Gli ospiti — Rkomi, Annalisa, Arisa e Giorgia — hanno arricchito una serata già solida di suo. Duetti ben inseriti nel racconto del concerto e mai utilizzati come scorciatoia per alzare l’attenzione. Un dettaglio che fa la differenza quando si parla di grandi eventi.

Ma il vero protagonista è rimasto sempre lui.

Irama ha spesso raccontato di non considerare San Siro un punto di arrivo. Dopo aver assistito a questo concerto, viene da pensare che abbia ragione. Perché la sensazione non è quella di un artista arrivato alla meta, ma di uno che ha finalmente trovato la propria dimensione.

Quella di ieri non è stata la serata delle conferme per i fan. Quelle erano già arrivate da tempo.

È stata la serata in cui anche gli ultimi scettici hanno dovuto prendere atto di una realtà semplice: Irama oggi appartiene alla categoria degli artisti che possono reggere da soli il peso di uno stadio.

E a giudicare dalla risposta di San Siro, questo sembra soltanto l’inizio.